Vittoria Alices





URLA PER SORDI

Lui mi sedeva accanto, pranzava, cenava e dormiva con me.
Dal giorno della morte di mia madre, seguiva ogni mio passo.
Era forte, quasi quanto la mamma, ed io ne avevo lo stesso rispetto, anche se, il suo aspetto repellente e i modi di fare, mi provocavano disgusto. 
Guardava le bambine, lo schifoso, risucchiandosi la lingua trasudante di saliva e blaterando incomprensibili parole impastate. Io mi tappavo le orecchie, cantavo, urlavo o parlavo senza interruzioni, pur di non sentire quel viscido rumore. Quante volte sono stato sul punto di spiattellarlo a tutti!
Ma quello era furbo, lo faceva quando nessun  adulto lo guardava.
Nessuno mi avrebbe creduto.
- Non avrà mai il coraggio di farlo - mi dicevo.
In paese mi credevano matto a fare quei versacci, ma ero innocuo e fessacchiotto, dicevano loro.
Spesso i bambini mi prendevano in giro; io mi divertivo a giocare con loro, nonostante sentissi sempre sul collo i vomitevoli risucchi del verme. Un giorno lo fece, il maledetto. Portò Alessia, la bambina bionda che a me piaceva tanto, nella stradina in fondo al buio e lì  poi la lasciò, senza vita.
Da allora tutto è cambiato, mi hanno messo in un posto chiuso, somiglia a una prigione. Il porco assassino è sempre qui, accanto a me, non mi lascia ancora. Ma io qui mi sento al sicuro.
















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Vittoria Alices Sono nata in un ridente paesello dell'Irpinia, nell'estate del 1963. Una vita molto colorata e turbolenta, fatta di colpi di testa e grossi rischi, ma sempre, come un gatto, sono riuscita a cavarmela. Alle medie scrissi il mio primo racconto, procurandomi la fama di brava scrittrice del genere horror. Odio i musoni e rifuggo i pantani. Federica e Camilla, i miei gioielli. Predico da sempre pace e amore.