Paolo Gera





Distanza


Mettiti nei miei panni.

Non quelli freschi di mattina

pescati dall'armadio.

Mettiti nei panni sporchi

che nessuna famiglia potrà mai lavare,

panni da indossare

in frettolosa solitudine

e quasi subito bagnati dal sudore.

Non ti piace il sudore?

È il sale, è la base.

Se tra le dita ne strofini un lembo

la macchia non va via,

si sprigionano tutte le pazienze

e se il risvolto della giacca avvicini all'orecchio,
sommesse urla liberate

strapperanno la stoffa.

Tu, sempre sordo,

ascoltati,

nudo come gli altri.

*

Filottete


Ridevano al gioco del mimo.
Io silenzioso di solito,
ero il più bravo a creare figure dal nulla,
a muovere le mani, a marciare sul posto.
Chi ero?
Parlavo poco, ma tutti mi cercavano
per le mie battute acute come frecce.
Scambiavano cazzate con bicchieri di vino
e mi volevano bene, se voler bene
era starmi vicino
e stringermi le spalle con il braccio robusto.
- Non è ancora arrivato -, dicevano smarriti
e subito chiamavano per dirmi di arrivare.
Adesso tra i compagni io sono conosciuto
come quello che puzza e urla di dolore.
Nessuna transizione.
Dal silenzio al lamento incessante.
- Su, non fare così -, dicono.
E io posso tapparmi la bocca,
ma la piaga anche a fasciarla stretta non può stare zitta
e impesta l'aria con tutto il suo marciume.
Mi sopportano e basta: su una barca lo spazio è poco.
Tutti mi evitano e se salutano
lo fanno a mani sulle orecchie e turandosi il naso,
sporgendosi sul mare, cercando il salmastro.
E' una terribile cosa da niente che non mi fa morire
e mi ricorda agli altri come scandalo.
Non bei tempi andati, non fiori sulla tomba.
Chi ero?
Io mi trascino e ora troverei tante parole più sensate,
invece devo urlare.

Alla fine non ne possono più e mi rinchiudono in un faro.
Ma anche tutti gli altri hanno rotto
e circondano se stessi di stanze e di segnali.
L'urlo, la puzza, la distanza.
Forse è un nuovo tempo ed io l'ho inaugurato.
Ognuno combatte da solo per farsi bello
e dimostrarsi più eroico.
Si circonda di scudi metallici
che riflettono le luci della casa.
Io solo urlo e la mia piaga spurga solitudine.
Gli altri anche se soli si fingono coinvolti.
Mi mandano messaggi alla prigione,
non vedendomi in faccia mi ricordano comico.
Richieste di amicizia, come se non ci fossimo abbracciati.
Chiedono frecciate per vincere un concorso,
- tu che sei bravo -,
dove per scherzo si abbattono le mura
e si dà fuoco ai vecchi per la strada.

*














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Paolo Gera nasce a Novi Ligure il 4/01/1959. Si laurea in Lettere Moderne all’Università di Genova con Edoardo Sanguineti. All'inizio degli anni Ottanta fa parte del gruppo di agitazione culturale “Cinecrack”, con cui organizza, fra le altre, una manifestazione di cinema e spettacolo a Rimini, “Tra bambole, babà e bonbon”, citata da Pier Vittorio Tondelli in “Un week-end postmoderno”. Inizia la sua attività di scrittore che lo porta nel 1988 alla pubblicazione per “opuscola” di Genova della raccolta di racconti “Scheggiario” e nel 1989 alla finale del Premio Letterario Città di Modena. Nel 1987 si trasferisce a Modena ed inizia la sua attività di insegnante presso l’istituto Vallauri di Carpi. Fonda a Modena, insieme ad altri scrittori ed artisti, il circolo Rossopietra, con cui nel 1989 pubblica  il saggio “Il grido arabo – suggestioni del mondo arabo nella poesia italiana del Novecento”. Nel 1990 inizia la sua attività teatrale ed entra a far parte del gruppo Koinè. Con Koinè lavora come drammaturgo e co-regista, partecipando ai festival di Pergine e di Santarcangelo. In seguito continua la sua attività da solo collaborando con l’Ert di Modena e realizzando vari spettacolo fra cui “Il verso degli orsi” nel 1992, presso il Centro Teatrale San Geminiano, testo sul rapimento di Aldo Moro e su una surreale risoluzione della vicenda. Sempre nel 1992 esce per la Virgin il cd “Serenate” del Dal Pane-Popoli Ensemble, in cui sono raccolte le sue canzoni teatrali. Con la moglie Alessandra Gasparini fonda nel 1994 il Laboratorio Teatrale dei ragazzi di Carpi, con cui realizza nel 1996 uno spettacolo tratto da “Massa e potere” di E.Canetti. Nel 2002 fonda con Alessandra Gasparini il Teatro della Pozzanghera  e nello stesso anno esce il suo primo romanzo “Zaum’ ”, per Edizioni Clandestine. Scrive vari racconti e cura rubriche letterarie ed artistiche per il sito FaM di Ivano Bariani. Nel 2007 scrive il testo e cura la regia di “Rimbaud vs Rambo” per il Festival Filosofia  e nello stesso anno propone con il Teatro della Pozzanghera “Santa Croce del Sud”, per l’iniziativa del Comune di Carpi “Le frazioni (in)visibili. Nel 2011 scrive il testo e cura la regia de “La scuola delle nuvole” per il Festival Filosofia. Nel 2013 pubblica on line su copylefteratura.org il romanzo “Il calore sbagliato”. Nel 2014 si diploma in Naturopatia Scientifica presso l'Unipsi di Torino con la tesi “ Nietzsche e la soglia critica”. Nel 2016 pubblica la raccolta di poesie “L'ora prima”. Una sua poesia è inserita nell'antologia poetica annuale “Il segreto delle fragole” (LietoColle) Nel 2017 il Teatro della Pozzanghera da lui fondato e diretto riceve al Piccolo di Milano il Premio Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos, XIII Edizione, Sezione Teatro per il Sociale. E' collaboratore delle riviste letterarie on line“ Cartesensibili” e “Versante Ripido”. Attualmente vive a Carpi e a Genova.