NESSUNO NASCE PULITO





AUTORE: Michele Nigro

GENEREPoesia

EDITORE: Edizioni nugae 2.0

Recensione di Ilaria Cino





Se consideriamo un libro di poesia come una finestra su un paesaggio unico ed irripetibile perché si sostanzia dell’esperienza poetica, di quella sfuggente percezione della vita che per un istante si snuda e si riveste nelle mani dei poeti, allora il libro di Michele Nigro “Nessuno nasce pulito” (Edizioni Nugae 2.0, 2016) rappresenta certamente un valido contributo a questo continuum così imperscrutabile; un’angolatura preziosa (la scelta del lato è spontanea) che si descrive come un trovarsi e ritrovarsi costantemente Sul davanzale di una nuova emozione, di una nuova e personale scoperta che si offre al lettore.
L’autore, nella sinossi, presenta le poesie di questa prima raccolta come poesie esperienziali, dandoci da subito indicazione del suo modo di sentire e produrre poesia, riconducibile ad un atteggiamento empirico, come quello di un viaggiatore (del viandante in me) che sprovvisto di ogni sapere si inoltra nel sapere, accede alla parola poetica mediante le retrovie dei nostri sensi.
Nella lirica "Je est un autre" (pag.154) si individua il nucleo formativo attorno al quale si sviluppa la figura di Michele Nigro - Poeta, prossima alla concezione del Poeta – veggente di Rimbaud, per cui l’io poetico è un territorio che si dispiega nello sgretolarsi dei sensi, determinando l’inseguimento soggettivo del momento: [… Quando finalmente ci sentiamo parte del flusso degli eventi, in preda ad un risveglio d’ipersensibilità, è come se accadesse un silenzioso, brevissimo ma intenso miracolo laico. L’elemento scatenante casuale rimane sconosciuto o è disarmante a causa del suo carattere quotidiano…pag.151].
L’esperienza esistenziale è assunta come luogo di partenza per altri luoghi, epifanie e corrispondenze che dimostrano come il poeta sia prima un uomo impegnato nella conquista della sua umanità, per poter abbracciare vedute più ampie sulla modernità e i suoi fenomeni; e dove l’autore mostra quello sguardo modesto, vicino ai crepuscolari, che non ha alcuna pretesa di voler inscatolare concetti e soluzioni (cambio punto di vista) ma solo di esserne il testimone (sono un invito al viaggio). La dialettica tra l’io poetico e il mondo si connota, infatti, come un parlare a voce alta, come un filosofare pratico e svelto sulla vita che stimola in chi legge un riflettere.    
Sono poi presenti influenze baudelairiane nel riconoscimento della poesia come sistema: /Accogliemmo il sistema/con un grugnito d’orgoglio/e ora viviamo la vita di altri/comodi prigionieri liberi/; di quel quid che determina l’elevazione dell’anima per indagare il poeta e la poesia stessa, non priva di ricadute che fanno del quotidiano una prigione dalla quale ci si vorrebbe congedare: /Prigioniero del vostro progresso/ sono anch’io parte di voi/estraneo alla storia/caduto per caso/ negli ingranaggi della fine/.
L’opera “Nessuno nasce pulito” è estremamente suggestiva sia sul piano letterario, nei riferimenti che possiede (Nelson Mandela, Guy Debord, Ernst Jünger etc..), dove si sente l’impronta dei grandi rielaborata con semplicità e secondo una propria prospettiva, che per l’originalità del linguaggio.
La poesia si articola in una prosa libera e musicale dove persistono gli elementi immaginifici della tradizione ma ripuliti degli artifici che ne ostacolano l’espressione dei sentimenti, che fanno la ricchezza dell’opera.  
    A questo punto verrebbe da chiedersi cosa sia la poesia, dal momento che molti intellettuali nel tempo l’hanno intesa come uno scongiuro alla prosa; perciò vorrei concludere con un passo del poeta Franco Loi, di come lui pensa alla poesia e che meglio di me riesce a dire cos’è un’opera poetica, a prescindere dalle diverse forme con cui si comunica:
 [….La poesia è un movimento che attraversa l'uomo: scrivo movimento perché «emozione» nasce da «moto ». La poesia è quel moto che nasce dal nostro essere. Il mezzo che usa è la parola. Facciamo qui un altro passo, analizziamo la tecnica. La prima tecnica che usiamo è la lingua (se fosse pittura, il mezzo sarebbero i colori, che non sono sette come ci dicono, ma sono infiniti); I grandi poeti, che hanno anche scritto e riflettuto sulla poesia, dicono tutti una cosa: fondamentale è lo stupore che il poeta prova di fronte alla propria espressione. Il poeta non sa quello che scrive. Non bisogna credere di dover imparare a scrivere ciò che si pensa, o quello che la propria coscienza pensa. Ci si deve solo esprimere in relazione al proprio essere e non al proprio abituale io cosciente. Quando il poeta si esprime è il suo essere inconscio, attraverso il mezzo, che rivela ciò che lui non sa, che non cade sotto la sua padronanza, gli rivela quante funzioni si accumulano dentro l'essere senza che ne abbia coscienza. Ecco allora perché si ha lo stupore dell'artista davanti al proprio fare…] (Franco Loi, La poesia secondo me, Sole 24 ore, 10 agosto 2015).



Ilaria Cino, 20 marzo 2017


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