Giuliana Sigalini







NATA IERI

Quando "stavo sola"
il mostro mi ghermiva
con le sue dita ad artiglio
che fermavano i pensieri
per far posto alla paura
che silenziosa lo seguiva,
diventando mia compagna
in quella stanza vuota.

Quando stavo sola

cercavo nei ricordi:
due occhi scuri e morbidi
ed un sorriso piccolo
e il mostro si acquietava
accucciandosi in un angolo,
aspettando di ritrovare
la mia testa vuota.

Quando stavo sola

il futuro non esisteva
e per stare a galla contavo
giorni e ore sul soffitto
e i minuti e i secondi,
così il tempo passava,
come sabbie di clessidre
sgranate sui rosari.

Quando stavo sola

ho giocato a dadi con la vita
ed ammaestrando il mostro
ho imparato la pazienza,
inventando preghiere
ho riscritto il mio domani
e con la mia pelle nuova
ho ridipinto il cielo.












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Giuliana Sigalini Il mio nome è Giuliana Sigalini, ma per tutti sono Tuly, diminutivo di tulipano, soprannome coniato per me da mio fratello quando eravamo piccini. Debbo dire che sin da piccola questo nome ha scandito dentro di me una sorta di sdoppiamento di personalità fra la prima (Giuliana) seria/rigida/affidabile e la seconda (Tuly) sognatrice /leggera/ malinconica/incoerente. Scrivo da sempre, senza nessuna velleità o regole, credo come valvola di sfogo rispetto  al turbinio dato da  una vita complicata da problemi vari, riguardanti soprattutto la mia salute. Scrivendo ho  la sensazione  consolatoria dello sfogo, mentre vedo scorrere nero su bianco le mie emozioni  che prendono corpo, laddove  a volte nella realtà della vita faccio fatica ad esprimermi, come un impulso liberatorio che mi aiuta a fare chiarezza dentro me ritrovando spesso, rileggendomi, uno stimolo per reagire ed anche una forza che mi scuote fin dentro l’animo. Non  ho  mai pubblicato su libro  le  mie  parole (a parte la mia pagina  FB),  un po’ per timidezza  e molto per una scarsa autostima rispetto a quelli che io amo chiamare i miei deliri. Mi  piace  pensare  che  le  mie  parole  riescano a produrre emozioni anche in chi mi legge, che interpreta a modo suo il senso di ciò che scrivo in base a come si sente  in quel momento, è stimolante per me questo pensiero e, con la dovuta umiltà, mi ricorda la frase detta dal grande Troisi nel "Il Postino":  “la poesia non è di chi la scrive, ma è di chi gli serve”.