Filottete, Paolo Gera

Poesie nuove su Lestanzedicarta
Filottete - Paolo Gera [biografia/poesie]

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Ridevano al gioco del mimo.
Io silenzioso di solito,
ero il più bravo a creare figure dal nulla,
a muovere le mani, a marciare sul posto.
Chi ero?
Parlavo poco, ma tutti mi cercavano
per le mie battute acute come frecce.
Scambiavano cazzate con bicchieri di vino
e mi volevano bene, se voler bene
era starmi vicino
e stringermi le spalle con il braccio robusto.
- Non è ancora arrivato -, dicevano smarriti
e subito chiamavano per dirmi di arrivare.
Adesso tra i compagni io sono conosciuto
come quello che puzza e urla di dolore.
Nessuna transizione.
Dal silenzio al lamento incessante.
- Su, non fare così -, dicono.
E io posso tapparmi la bocca,
ma la piaga anche a fasciarla stretta non può stare zitta
e impesta l'aria con tutto il suo marciume.
Mi sopportano e basta: su una barca lo spazio è poco.
Tutti mi evitano e se salutano
lo fanno a mani sulle orecchie e turandosi il naso,
sporgendosi sul mare, cercando il salmastro.
E' una terribile cosa da niente che non mi fa morire
e mi ricorda agli altri come scandalo.
Non bei tempi andati, non fiori sulla tomba.
Chi ero?
Io mi trascino e ora troverei tante parole più sensate,
invece devo urlare.

Alla fine non ne possono più e mi rinchiudono in un faro.
Ma anche tutti gli altri hanno rotto 
e circondano se stessi di stanze e di segnali.
L'urlo, la puzza, la distanza.
Forse è un nuovo tempo ed io l'ho inaugurato.
Ognuno combatte da solo per farsi bello
e dimostrarsi più eroico.
Si circonda di scudi metallici
che riflettono le luci della casa.
Io solo urlo e la mia piaga spurga solitudine.
Gli altri anche se soli si fingono coinvolti.
Mi mandano messaggi alla prigione,
non vedendomi in faccia mi ricordano comico.
Richieste di amicizia, come se non ci fossimo abbracciati.
Chiedono frecciate per vincere un concorso, 
- tu che sei bravo -,
dove per scherzo si abbattono le mura
e si dà fuoco ai vecchi per la strada.

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inedito
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