Da grandi, Davide Morelli

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Da grandi - Davide Morelli [biografia/altre notizie]

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Avevano preso quel sentiero sterrato, poi erano passati tra le spighe di grano e i fusti dei girasoli. Erano arrivati sull’argine. Lo avevano salito. Dal terrapieno avevano guardato se c’era qualcuno e lo avevano sceso di corsa. Avevano passato di corsa la golena. Avevano oltrepassato anche i canneti e si erano fermati sulla riva del fiume. Le acque erano torbide e non rispecchiavano più il colore del cielo. Dovevano stare attenti a come si muovevano. Un passo falso tra tutta quella melma li avrebbe fatti scivolare nel fiume. Dovevano stare attenti, perché la corrente dell’Arno era pericolosa: qualche decennio prima la gente faceva il bagno nel fiume e diverse persone erano annegate per colpa dei mulinelli d’acqua. Luca lanciò un sasso, che rimbalzò per tre volte sullo specchio d’acqua prima di inabissarsi. Andrea cercò nelle tasche i fiammiferi rubati al padre. Filippo estrasse dal taschino le sigarette e le offrì a tutti. Poi Andrea fece accendere. Si misero a parlare.
“Tra poco svilupperemo anche noi e diventeremo grandi.”
“Ci toccherà metterci i pantaloni lunghi anche d’Estate.”
“Staremo meno comodi, ma saremo più considerati dalle ragazze. Andremo in centro e qualcuna ci starà.”
“Come se fosse facile conquistarne una.”
“Tu ci provi con cento e poi alla fine una la trovi . E’ matematico.”
“Ma devi trovare una che ti piace, non una qualsiasi.”
“Mica devi trovare subito la donna della tua vita. Mica ti ci devi sposare. Devi fare solo esperienza.”
“Esatto. L’importante è perdere la verginità. Poi aumenta la sicurezza e tutto risulta più facile.”
“Mio padre dice però che la nostra è la migliore età, perché non abbiamo preoccupazioni. I grandi invece sono pieni di preoccupazioni.”
“Tutti gli adulti dicono così. Parlano del mutuo, del capo che li tratta male sul lavoro, delle rate della macchina da pagare, del mantenimento dei figli….”
“Noi siamo più liberi.”
“No. Noi dobbiamo ancora raggiungerla la libertà. La libertà è non essere né troppo piccoli né troppo grandi.”
“La libertà è avere diciotto anni, avere una macchina ed una bella ragazza che ci sta.”
“Tu dove la porteresti ?”
“Affari miei.”
“Ma poi ce lo racconteresti cosa hai fatto con lei e cosa non hai fatto ?”
“Così se poi lei lo viene a sapere mi lascia subito.”
“La libertà però finisce in fretta. Ora siamo troppo piccoli per la libertà. Poi trascorreremo gli anni della giovinezza in piena libertà ed alla fine ci ritroveremo grandi e forse stufi della libertà.”
“Perché secondo te ci si può stancare della libertà?”
“Forse ad averne avuta troppa e a non averne fatto di nulla ci si può stancare perfino anche della libertà.”
Poi rimasero in silenzio. Era già sera. C’era chi contava le stelle, perdeva il conto e ricominciava ;  chi guardava il riflesso di luci di case lontane  nell’acqua; chi tossiva per colpa della sigaretta; chi cercava di fare cerchi di fumo, ma non riusciva nell’impresa; chi cercava un punto qualsiasi sull’altra sponda: un punto su cui fissare lo sguardo altrimenti perso nell’oscurità.

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inedito
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